La Tribù delle Scarpe Erranti | Parte 3 & 4 | L’Inverno, la Primavera e il Ritorno

La Tribù delle Scarpe Erranti | Parte 3 & 4 | L’Inverno, la Primavera e il Ritorno

Trascorsa l’estate splendente di luce e l’autunno piovigginoso ma affascinante nei suoi colori, la Tribù delle Scarpe Erranti ripartì per nuove avventure misteriose, sorprendenti e, naturalmente, un po’ pericolose. Più decise che mai, pronte a superare ogni prova, ripresero il loro viaggio.

L’inverno non si fece attendere: a dicembre arrivò la prima neve sulle montagne. La Tribù salì su un pullman diretto alle Dolomiti, dove i monti innevati all’orizzonte le aspettavano. Appena sistemate in albergo, l’entusiasmo prese il sopravvento. Non vedevano l’ora di tuffarsi nella neve fresca e costruire un gigantesco pupazzo di neve! Si misero subito all’opera, accumulando palate su palate di neve. Con una scaletta, scalino dopo scalino, raggiunsero l’altezza del viso. Due palline per occhi, una carota per naso, una pipa in bocca e una sciarpa avvolta intorno al collo: era perfetto!

“Brrr! Che freddo!” — esclamò una di loro, e tutte, guardandosi le punte, si accorsero che erano completamente congelate.

“Qui ci vuole un miracolo!” — dichiarò una scarpa con aria solenne.

“Magari un termosifone portatile…” — mormorò un’altra con i lacci tremanti.

Decisero di chiamare il Soccorso Alpino, che arrivò con un jet supersonico carico di borse d’acqua calda, tè bollente e coperte termiche. Ma proprio in quel momento, la stazione meteorologica situata su una navetta spaziale in cima alla montagna segnalò l’arrivo di una violenta bufera di neve. La Tribù, preoccupata, chiese di tornare subito a valle, ma il jet non poteva trasportarle in modo tradizionale. L’unica soluzione? Catapultarle come palle di neve avvolte nelle coperte termiche!

“Ehm… scusate, ma qualcuno ha mai provato questo sistema prima?” — chiese una delle scarpe con sospetto.

“No, ma che vuoi che succeda?” — rispose un’altra.

“Male che vada, ci spalmeremo sulla neve come marmellata su una fetta di pane!”

Il volo fu rocambolesco: rimbalzarono contro una cabinovia, fecero roteare in aria un paio di aquile e avvoltoi che, sorpresi, esclamarono: 

“Oh! Oh!”

Fortunatamente, gli abeti della montagna offrirono loro un morbido atterraggio con i rami innevati. Le scarpe atterrarono slacciate, un po’ ammaccate, ma salve.

“Mi sa che abbiamo inventato il primo sport estremo per calzature,” — commentò una, ancora stordita.

Gli abitanti del borgo sottostante le trovarono e, colpiti dalla loro storia, le portarono dal vecchio calzolaio del paese. L’uomo, con decenni di esperienza nella riparazione di scarpe da montagna, rimase inizialmente perplesso nel vedere quel gruppo colorato e malandato. Quella notte, il calzolaio non riuscì a dormire, riflettendo su come aggiustarle. All’alba, con determinazione, si mise al lavoro.

“No, no, aiuto! Mi farai male!” — protestò la scarpa viola alla vista degli attrezzi.

“Ma figurati!” — rispose il calzolaio con un sorriso. “Sono anni che rimetto a nuovo scarponi da montagna. Farò di te una scarpa nuova di zecca, fidati!” 

E così, con mani esperte, cucì, incollò e ravvivò i colori, lavorando con passione finché tutte le scarpe tornarono splendenti.

La Tribù trascorse giorni felici nel borgo. Con il Natale alle porte, aiutarono a decorare le strade illuminate, gli alberi innevati e le vetrine dei negozi. Ormai tutti conoscevano la loro storia e le chiamavano a destra e a sinistra per consigli sugli addobbi e l’atmosfera era magica e festosa.

Presto, le giornate si fecero più luminose e si percepiva nell’aria il risveglio della primavera. L’avventura sulla neve era ormai alle spalle, ma una nuova sfida era pronta ad aspettarle. 

La Tribù cominciava a sentire la mancanza della città da cui era partita e decise di tornare. Si misero in marcia una dietro l’altra e alla prima rotatoria presero la strada giusta. Seguirono il percorso di un ruscello e, dopo un lungo tragitto, si fermarono sulla riva a riposare.

Entrarono a filo d’acqua per rinfrescarsi, quando una di loro, più scaltra delle altre, notò qualcosa di strano sotto alcuni rami secchi.

“Venite, venite!” — chiamò.

Le altre corsero curiose e, con un grande sforzo, riuscirono a raddrizzare ciò che si rivelò essere una vecchia barchetta di legno rovesciata. Saltarono su spintonandosi.

“Passo prima io!”

“No, prima io!”

Bisticciavano fra di loro inciampando nei lacci, ma considerato che erano un po’ stanche a forza di camminare, presero ognuna il proprio posto. Ben presto si accorsero di un problema.

“Ehm… qualcuno ha visto i remi?”

“Oh no! E ora come facciamo a muoverci?”

Proprio in quel momento, un luccio lucente e una carpa gigante emersero dalle onde spumeggianti e, senza dire una parola, spinsero la barchetta facendola scivolare sull’acqua fino a sollevarla in aria.

“Ma… è magia!” — esclamò una scarpa, incredula.

Quando il ruscello si allargò in un fiume, intravidero in lontananza la loro città. I due straordinari pesci le fecero sbarcare sulla riva e, in un battito di ciglia, scomparvero tra i riflessi dorati dell’acqua.

“Perdindirindina, cosa è successo?” — esclamarono tutte.

Ancora incredule e silenziose, si avviarono verso il grande parco alberato della città. Distese sull’erba, guardarono il cielo azzurro e si resero conto di quanto gli fosse mancato il grande negozio affollato e il via vai della gente. Fu allora che notarono qualcosa di strano. Per la prima volta, osservarono con attenzione l’insegna luminosa sopra l’ingresso: “Grandi Magazzini Sorelle Soletta”

Si guardarono tra loro incredule. La Streghetta Soletta… era la proprietaria del negozio!

Una volta sistemate sugli scaffali, con i lacci ben tirati e le suole lucidate, le scarpe si guardarono tra loro sorridendo.

“Che avventura ragazzi…” — disse la scarpa viola con un sospiro.

“Eh già,” — rispose quella rossa, “ma quanto è bello tornare qui!”

“Con tutto il rispetto per le aquile, i calzolai e i pesci volanti… niente batte il profumo del negozio al mattino,” — aggiunse la scarpa blu con aria sognante.

“E poi qui abbiamo le tende, i camerini, e i clienti che ci provano con cura…”

“…senza contare la Streghetta Soletta che ci protegge e ci osserva!” Si misero tutte a ridere.

“Insomma,” — concluse quella con i lacci dorati,

“viaggiare è bellissimo, ma tornare a casa lo è ancora di più.”

E da quel giorno, ogni volta che un cliente, bambino o adulto, sceglieva una di loro, partiva un’altra storia. 

Ma questa… ovviamente… è un’altra avventura!


The Tribe of the Wandering Shoes | Part 3 & 4 | Winter, Spring, and the Return

After a summer shining with light and an autumn drizzly but fascinating in its colors, the Tribe of the Wandering Shoes set off again for new adventures—mysterious, surprising, and of course, a little dangerous. More determined than ever, ready to overcome any challenge, they resumed their journey
 

Winter didn’t take long to arrive: in December, the first snow fell on the mountains. The Tribe boarded a coach headed to the Dolomites, where the snow-covered peaks waited for them on the horizon. As soon as they settled into the hotel, excitement took over. They couldn’t wait to dive into the fresh snow and build a giant snowman! They got straight to work, shoveling pile after pile of snow. With a little ladder, step by step, they reached the height of the face. Two buttons for eyes, a carrot for a nose, a pipe in the mouth, and a scarf wrapped around the neck—it was perfect!

“Brrr! It’s freezing!” — exclaimed one of them, and they all looked down at their tips and saw they were completely frozen.

“We need a miracle!” — declared one shoe with a solemn tone.

“Maybe a portable radiator…” — mumbled another, her laces trembling.

They decided to call the Alpine Rescue Team, which arrived with a supersonic jet packed with hot water bottles, boiling tea, and thermal blankets. But just then, the weather station—mounted on a space ship at the top of the mountain—reported a severe snowstorm on the way. The Tribe, worried, asked to return immediately to the valley, but the jet couldn’t transport them in the traditional way. The only solution? Catapult them down like snowballs wrapped in thermal blankets!

“Um… excuse me, but has anyone ever tried this system before?” — asked one shoe, suspicious.

“No, but what could possibly go wrong?” — replied another.

“Worst case, we’ll end up spread across the snow like jam on toast!”

The flight was wild: they bounced off a cable car, spun an eagle and a couple of vultures into the air, who, surprised, exclaimed, 

“Oh! Oh!”

Fortunately, the mountain pines gave them a soft landing with their snowy branches. The shoes landed unlaced, a bit bruised, but safe.

“I think we just invented the first extreme sport for footwear,” — commented one, still dizzy.

The villagers in the valley found them and, touched by their story, brought them to the old cobbler in town. The man, with decades of experience repairing mountain shoes, was initially puzzled to see such a colorful and battered bunch. That night, the cobbler couldn’t sleep, wondering how to fix them. At dawn, with determination, he got to work.

“No, no, help! You’re going to hurt me!” — protested the purple shoe at the sight of the tools.

“Oh please!” — said the cobbler with a smile.

“I’ve been bringing mountain boots back to life for years. You’ll be brand new, trust me!”

And so, with expert hands, he stitched, glued, and brightened their colors, working passionately until every shoe looked spectacular again.

The Tribe spent happy days in the village. With Christmas around the corner, they helped decorate the lit-up streets, snow-covered trees, and shop windows. By then, everyone knew their story and called them left and right for advice on decorations, and the atmosphere was magical and festive.

Soon, the days grew brighter and you could feel the awakening of spring in the air. Their snowy adventure was behind them, but a new challenge was waiting ahead. The Tribe started to miss the city they had left and decided to go back. They marched in single file and took the right road at the first roundabout. They followed a little stream and, after a long walk, stopped by the bank to rest. They stepped into the shallow water to cool off, when one of them, sharper than the others, noticed something strange beneath some dry branches.

“Come here, come here!” — she called out.

The others rushed over curiously, and with great effort, they managed to flip over what turned out to be an old wooden boat. They jumped in, nudging each other.

“I’m going first!”

“No, me first!”

They bickered, tripping over their own laces, but since they were a bit tired from walking, each one took her place. Soon, they noticed a problem.

“Um… has anyone seen the oars?”

“Oh no! Now how do we move?”

Just then, a shiny pike and a giant shimmering carp emerged from the foamy waves and, without saying a word, began to push the boat, gliding it along the stream and lifting it into the air.

“But… this is magic!” — gasped one shoe, amazed.

As the stream widened into a river, they spotted their city in the distance. The two extraordinary fish dropped them off on the shore and, in the blink of an eye, vanished into the golden reflections of the water.

“Good gracious, what just happened?” — they all exclaimed.

Still stunned and silent, they headed toward the big tree-lined park in the city. Lying in the grass, they looked up at the blue sky and realized just how much they had missed their busy store and the bustling crowd. That’s when they noticed something strange.

For the first time, they looked carefully at the glowing sign above the entrance: “Sorelle Soletta Department Store”

They stared at each other, wide-eyed. The Little Witch Soletta… was the owner of the shop!

Once placed back on the shelves, with their laces tied tight and their soles polished, the shoes smiled at one another.

“What an adventure, folks…” — sighed the purple shoe.

“Oh yeah,” — replied the red one, “but it’s so nice to be back here!”

“With all due respect to eagles, cobblers, and flying fish… nothing beats the smell of the shop in the morning,” — added the blue shoe dreamily.

“And here we’ve got curtains, changing rooms, and customers who try us on gently…”

“…not to mention Little Witch Soletta watching over us!” They all burst out laughing. 

“In the end,” — concluded the one with golden laces, “traveling is wonderful… but coming home is even better.”

And from that day on, every time a child or an adult chose one of them, a new story began.

But that one… well… that’s another adventure!

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La Bottega Delle Meraviglie Vegetali